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SERGIO STISO

Monaco di rito greco, filosofo e teologo, nacque intorno all’anno 1458 nel casale di Zollino, la sua famiglia oriunda di Gallipoli, si era trasferita nel piccolo centro della Grecìa Salentina fin dall’inizio del XIV secolo.
Compì gli studi nel Ginnasio di Nardò, famoso, all’epoca, per l’alto livello dei suoi insegnamenti.
Nell’abbazia di San Nicola di Casole approfondì gli studi sulla lingua greca, tanto da divenirne un profondo conoscitore.
Ben presto intraprese la carriera sacerdotale, dalla Santa Visita effettuata a Zollino nel 1522, apprendiamo che aveva il beneficio della Cappella di San Salvatore.
Dotto umanista, dirigeva a Zollino una scuola di copisti, uno “scriptorium” che era in stretto contatto con quello famosissimo di Casole,. Si narra che fu lui a mettere in salvo numerosi ed importanti codici di quella abbazia, quando i turchi la incendiarono, prima della presa di Otranto (1480).
Aveva inoltre una scuola e insegnava le “umane lettere” ad allievi che appartenevano a famiglie benestanti di Terra d’Otranto. Per il lavoro che svolgeva , per l’importante carica che ricopriva e per il suo sapere non comune, era da tutti chiamato “Magister” maestro.
Pur essendo prete si interessò soprattutto di letteratura profana, non si limitò a far trascrivere i manoscritti che possedeva e che trovava sul posto, ma cercava di acquistare all’estero dei testi sconosciuti nel Salento.
Oltre ad essere amico del Galateo, ebbe rapporti di amicizia e stima, con molti eruditi del tempo, Janus Lascaris, bibliotecario di Lorenzo il Magnifico, all’epoca del suo viaggio in Grecia (1491-1492), passando dalla terra d’Otranto, si fermò anche a casa di Sergio Stiso, ed in seguito intrattenne con lui rapporti epistolari.
Fu uno dei principali animatori di quell’ultima fiammata di ellenismo che si sviluppò, in Terra d’Otranto, tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.
Già avanti negli anni, fu chiamato a Roma per dirigere la Biblioteca Vaticana, ma declinò l’invito, perché ormai vecchio, in favore del suo allievo Nicolò Maiorano.
Il “Magister” di Zollino ebbe tra i suoi allievi Nicola Patreo di Curzola e Aulo Giano Parrasio, in seguito, illustri umanisti, il celebre Matteo Tafuri di Soleto, filosofo, astrologo e mago, il filosofo Marcantonio Zimarra di Galatina e Nicolò Maiorano di Melpignano, custode della Biblioteca Vaticana.
Visse, stimato e rispettato, tra i 70 e gli 80 anni. Non si conosce la data precisa della sua morte, avvenuta prima del 1538.


DOMENICANO TONDI

Nacque a Zollino il 24 febbraio 1885 da genitori contadini che parlavano esclusivamente in griko e fu l’unico di otto figli a frequentare gli studi, perché i suoi genitori volevano avviarlo alla carriera sacerdotale.
Lavorò nell’Amministrazione delle Poste e raggiunse il grado di Ispettore Generale e Direttore Capo della Casse di risparmi postali. Per questo motivo dovette lasciare Zollino e trasferirsi in varie città d’Italia.
Conobbe Vito Domenico Palombo che lo iniziò alla conoscenza del greco parlato e col quale strinse un profondo legame., il Professor Pietro Kalonaros, con il quale intrattenne rapporti amichevoli e Demetrio Lambikis, famoso scrittore greco.
Conobbe anche il famoso glottologo tedesco Gerard Rohlfs, ricercatore di fama internazionale e autore di importanti studi sul dialetto griko-salentino.
La passione per il griko e l’amore per il suo paese, lo portarono a scrivere “Glossa. La lingua greca del Salento”, che oltre ad essere un libro di grammatica e sintassi grika, contiene scritti, traduzioni e poesie.
Il libro venne pubblicato, per la prima volta, nel 1935 ed ottenne un lusinghiero successo:
piacque molto al Rohlfs, tanto da farne oggetto di discussione in alcune sue conferenze.
Tra i due nacque un rapporto di amicizia e stima che fecero diventare, il nostro, l’interlocutore privilegiato del Professore di Monaco, per i suoi studi nel Salento.
Insieme sostennero la tesi dell’origine magno-greca con sovrapposizioni bizantine dei dialetti calabro-salentini, contro quella sostenuta dall’amico Professor Kalonaros che faceva invece derivare questi dialetti dal medioevo.
“Glossa” secondo gli intendimenti dell’autore, doveva fornire al popolo uno strumento di consultazione, una base per l’apprendimento del Griko. Aveva elaborato un progetto nel tentativo di arginare la lenta ma inesorabile scomparsa di questa lingua, attraverso il coinvolgimento della scuola e della chiesa. Sosteneva, infatti, che era necessario rendere obbligatoria la lettura del griko nelle scuole e la lettura domenicale del vangelo in Griko oltre che in italiano.
Sognava una Grecìa Salentina bilingue.
Tenne un intenso rapporto epistolare con gli studiosi locali, con i quali scambiava informazioni sui risultati delle ricerche. A Don Mauro Cassoni, inviò copia di un libro sacro che aveva scritto e che non venne mai pubblicato, per circostanze impreviste.
Morì il 6 dicembre 1965.

Tutti i manoscritti, la raccolta di poesie e scritti inediti, i risultati di importanti ricerche ed il ricco carteggio epistolare, sono stati donati, dalla figlia Annina, al Comune di Zollino, che nel luglio del 2001, per onorare la memoria dell’illustre concittadino, ha pubblicato la riproduzione anastatica di “Glossa. La lingua greca nel Salento”, facendo poi gradito dono, a tutte le famiglie di Zollino.

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