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» Grecìa Salentina: I paesi ¬  
Calimera

Casale aperto medioevale, Calimera sembra il più giovane tra i paesi della Grecìa, le notizie si fermano al ‘200.
Sorto probabilmente lungo la viabilità messapica e poi romana che collegava Lecce ad Otranto, il centro storico non si è sviluppato intorno ad un nucleo centrale ma lungo una strada. Ha conservato il rito greco fino alla metà del ‘600. Nel 1537 fu aggregata al feudo di Martano, in seguito tornò feudo a sé.
Alla periferia del paese in un insediamento tardoantico e medioevale si trovano testimonianze della viabilità antica, resti di una necropoli, edicole votive, neviere e la chiesa semipogea di San Biagio. Nella chiesetta di San Vito, un masso forato richiama un rito pagano, propiziatorio della fertilità. Notevole la cappella del Crocifisso, dalla volta affrescata e con un crocifisso ligneo seicentesco. Antiche case a corte sono presenti lungo le vie antiche.
Nei giardini pubblici, si trova una stele di marmo attico del IV secolo a.c. donata dalla città di Atene, nel 1960.

Castrignano dei Greci

Di origine leggendaria, sarebbe stato fondato dai romani con funzioni di presidio difensivo; il nome potrebbe derivare dal latino castrum, castello o dal nome del centurione romano Castrino, comandante la guarnigione militare. Non è da escludere, comunque, che il nome possa derivare da castron, che in greco significa castello, che rafforzerebbe l’ipotesi dell’origine ellenica.
Il centro storico è organizzato in nuclei abitativi attorno a chiesette.
Appartenne alla contea di Lecce, re Tancredi ne fece dono nel 1190 a Pietro Indrimi.
Mantenne il rito greco fino al 1614.
L’insediamento più antico è la cripta bizantina di S. Onofrio, testimonianza del culto dei monaci brasiliani, nella quale c’è una scritta in greco con la data del 1237.
D’origine medioevale è il castello baronale, citato in una pergamena di carlo d’Angiò, anticamente munito di fossato e ponte levatoio.
Nella chiesa matrice vi sono 9 tele del 1892 del pittore Saverio Altamura.
Alla periferia del paese, il parco delle pozzelle, antico e ingegnoso sistema di raccolta delle acque piovane.

Corigliano d'Otranto

Casale chiuso medioevale, Corigliano ha probabili origini romane, non si conosce la data di fondazione del paese. Al suo centro esisteva un tempio pagano dedicato alla dea Vesta, convertito in chiesa cristiana nei primi secoli del cristianesimo e abbattuto nel 1925.
Nel IX secolo, poco distante dal paese era attivo il famoso Cenobio basiliano di San Giorgio, centro della cultura bizantina in terra d’Otranto, nel quale operava una scuola di lingua e cultura greca e dove gli amanuensi copiavano gli antichi codici. Il cenobio fu attivo fino al XV secolo.
Le prime notizie storiche risalgono al 1192 quando re Tancredi istituì il feudo.
Nel 1505 Giovan Battista Delli Monti restaurò le torri e le mura di cinta della cittadina, fortificò il castello e vi aggiunse ai quattro angoli i torrioni. Il feudo divenne marchesato.
Nel 1667 Francesco Trane, modificò la facciata del castello, che da austera fortezza, divenne palazzo ducale. Il feudo fu elevato a ducato.
Il rito greco rimase in piedi fino al 1628.
Il centro antico è ricco di case a corte e impreziosito da ricchi portali.
Il quattrocentesco Arco Lucchetti, un merletto scolpito nella pietra, è ricco di simboli religiosi ed esoterici. Tutto il centro storico, notevole dal punto di vista architettonico, merita una visita.

Martano

Il più popoloso centro della Grecìa Salentina.
Le sue origini si perdono nella notte dei tempi, storia e leggenda si coniugano: la sua nascita è attribuita ai Candioti di Minosse congiunti agli ateniesi di Japige.
Altri lo vogliono fondato dal centurione latino Martius, che avrebbe avuto in assegnazione questa terra nel 267 a.c. all’indomani della conquista romana del Salento.
Le caratteristiche del centro antico e la sua toponomastica richiamano la chora bizantina.
La parte più antica, la Terra, ha forma ellittica e impianto medioevale, era cinta di mura e difesa dal castello, da cinque torri e da un fossato di circonvallazione.
Il castello, ristrutturato dopo il saccheggio da parte dei turchi, è stato trasformato in palazzo baronale.
Palazzi nobiliari, del ‘600 e del ‘700, impreziosiscono il paese.
Sono presenti numerose case a corte, caratteristiche dell’edilizia povera, soprattutto in via Catumerea (della parte bassa) e in via Zaca.
Cinquecentesco è il portale della chiesa matrice, ricca di tele la seicentesca chiesa dell’immacolata.

Martignano

Il nome riporta ad origini romane (finale in ano), ma antichi documenti esistenti fanno pensare ad un’origine bizantina. Probabilmente fu un casale di Sternatia, come testimoniano i caratteri fonetici dei rispettivi dialetti, anche se la tradizione lo presenta come prolungamento del villaggio di Martano.
Nel paese, posto sulla strada che collegava Roca a Gallipoli, in epoca medioevale era attivo uno scriptorium.
Al periodo Angioino (XIII sec.) risalgono le prime notizie. Barone di Martignano era Simone di Bellovidere (de Beauvoir) nobile francese.
Nel 1808 fu aggregato al comune di Sternatia, probabilmente per scarso numero di abitanti, ma nel 1832 venne ripristinata l’autonomia municipale.
Nella chiesa parrocchiale, è presente un notevole altare, opera di Giuseppe Cinoe un crocifisso ligneo del ‘400. In via Chiesa, Palazzo Pasca con un ricco portale barocco e la seicentesca chiesa di S.Giovanni Battista del 1621 interamente affrescata.
Inoltre la cappella del Mantovano (1696), palazzo Palmieri con un frantoio semiipogeo e l’ex convento dei minori conventuali.

Melpignano

Alcuni attribuiscono la fondazione del paese a Melpinio, centurione romano, altri ritengono facesse parte della Magna Grecia e il suo nome derivi dalla musa Melpimene.
Melpignano ha rivestito notevole importanza in epoca bizantina e medioevale, nel ‘300 faceva parte della Contea di Castro, fu posseduto per parecchio tempo dalla famiglia Castrista Scanderbegh che vi costruì nel 1636 il palazzo melpignanese, come rileva un’iscrizione sulla cornice.
Il paese possiede una delle più belle piazze mercantili di Terra d’Otranto (Piazza S. Giorgio), vero e proprio gioiello architettonico. Già nel ‘500 svolgevano i loro affari, mercanti provenienti da Napoli e Bari.
Tra Melpignano e Cursi si trovano molte cave di estrazione della pietra leccese, che ha permesso lo svilupparsi dell’architettura barocca nel Salento.
La ricchezza ha favorito il formarsi di una classe colta, ma ha accelerato per i continui scambi con l’esterno, la scomparsa del griko.
Fuori dal paese, il cinquecentesco conplesso conventuale degli Agostiniani, con la facciata della chiesa realizzata nel ‘600 da F. Manuli su disegni di G. Zimbalo.

Soleto

In posizione centrale nel Salento, importante nodo viario tra Jonio e Adriatico, Soleto fu un centro ricco e prosperoso già in epoca messapica.
Recentemente gli scavi hanno portato alla luce le mura messapiche e continuano a rivelare importanti reperti d’inestimabile valore, ultimo in ordine di tempo, l’ostrakon noto come la mappa di Soleto.
La rilevanza strategica favorì lo sviluppo anche in epoca bizantina e medioevale: fu capoluogo di Contea e vi si batteva moneta.
Casale chiuso, venne munito di mura nel 1334, il centro storico, che richiama la struttura di un campo militare, ha impianto quadrangolare con lati di 250-300 metri e strade a scacchiera, conserva due delle quattro porte di accesso.
Sono bizantini, un’acquasantiera nella chiesa matrice e la chiesetta di S. Stefano, ricca di affreschi.
Risale alla fine del ‘300, l’inizio dei lavori di costruzione della fantastica Guglia di Raimondello, testimone della grandezza degli Orsini del Balzo, principi di Taranto.
Del ‘500 sono palazzo Arcudi e palazzo Blanco, detto palazzo della zecca.
Del ‘600 palazzo Gervasi e la chiesa delle Grazie, con crocifisso e coro lignei.

Sternatia

Non sono accertate le origini di Sternatia: Plinio e Tolomeo attribuiscono origini greco-cretesi all’abitato, identificandolo con la citta messapica di Sturnium, alla quale però, gli studiosi non hanno ancora dato una collocazione geografica certa.
La tradizione vuole che, anticamente, qui vi fossero sette masserie fortificate, le quali per potenziare le loro capacità di difesa, si unificarono, dando vita ad un centro (chora) che risultò munito e temibile.
Il centro storico si sviluppa su una pianta rettangolare attraversata da una strada rettilinea, via Platea, (via larga).
Le mura, edificate nel 1334, furono in seguito distrutte dai turchi. Nello stesso periodo furono scavati camminamenti che collegavano tra loro i tanti frantoi ipogei e portavano all’esterno del paese.
Nel 1481 divenne quartier generale delle truppe aragonesi incaricate di liberare Otranto.
Le cripte di S. Sebastiano e S. Pietro, sono testimonianze del periodo bizantino.
Si segnalano l’ex convento dei Domenicani, la porta Filia (dell’amicizia),il campanile, palazzo Granafei ed una serie di piccoli cortili (Avleddhe).

Zollino

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