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I canti, che dalla seconda metà del XIX secolo, gli studiosi hanno cominciato a raccogliere ed a catalogare, sono le testimonianze, quasi esclusivamente tramandate soltanto oralmente, del ricco patrimonio culturale della Grecìa Salentina.
La tradizione orale comprende canti di argomento religioso, Traùdia (canti d’amore), serenate, filastrocche, ninne-nanne, lamenti funebri, moroloja, che costituiscono un vasto repertorio poetico-musicale di specifica appartenenza territoriale.
I canti di argomento religioso hanno sia origine popolare che origine dotta.
Quelli di origine dotta, sono espressi con versi raffinati che presentano grande ricchezza lessicale, le parole usate non sono di uso comune, ma proprie della poesia colta. Tali componimenti sono attribuiti a uomini di chiesa conoscitori dei testi sacri, quasi certamente risalgono al tempo in cui esisteva il rito greco.
I canti religiosi di origine popolare, affiancavano quelli canonici e il più delle volte, li sostituivano per il loro maggior radicamento tra la gente della Grecìa.
Spesso coniugano cristianesimo ed elementi pagani. In essi permangono tracce della cultura popolare contaminata da presistenti riti pagani che pure la chiesa aveva tentato di eliminare ed esprimono i caratteri di una certa ritualità, quasi sempre ben augurante.
Trasmessi oralmente, sono anonimi, come anonima è la musica che li accompagna.
Probabilmente il più antico canto religioso di origine popolare è “la passione di Cristo” (I Passiuna to Kristò), molto diffuso in tutti i paesi della grecìa. Nei giorni prima di pasqua veniva portato in giro per il paese, anche nelle masserie, da gruppi di due o tre cantori che si alternavano cantando una quartina ciascuno e usando una gestualità drammatica e spettacolare. Il canto era accompagnato dal suono lamentoso della fisarmonica, alla fine i cantori chiedevano una ricompensa che il più delle volte era in natura.
I Traudia sono componimenti a tema amoroso (tenero, dispettoso, ironico, licenzioso), e sono patrimonio comune di tutti i paesi della Grecìa. Sono costituiti da una o più ottave in cui i primi versi sono a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata. I primi quattro versi preparano l’argomento, il quinto e il sesto manifestano delle considerazioni, gli ultimi due esprimono le conclusioni.
I componimenti d’amore di solito sono molto concisi, estremamente intensi tendono a dichiarare i sentimenti di chi li recita.
Il repertorio dei motivi musicali che li accompagna, non è molto vario e spesso alcune melodie vengono adattate alla gran parte di essi. Sono le circostanze in cui il canto viene eseguito e lo stato d’animo del cantore o del destinatario del canto che suggeriscono la scelta della melodia. Abbiamo perciò motivi e temi tipici della mattinata o serenata, motivi lenti, tipici dei carrettieri e motivi più vivaci con due cantori che alternano il loro canto quasi a botta e risposta.
L’origine di tali canti, tutti tramandati oralmente, risole con molta probabilità al XVI secolo.
I canti funebri componimenti dedicati ai defunti, si distinguono in lamenti e moroloja.
I lamenti funebri sono dei componimenti poetici composti per la morte di una persona cara, ed esprimono il dolore di chi ha subito il lutto, si segnalano per la grande purezza lessicale grika, e sono espressi con un uso limitato di vocaboli. Non venivano cantati nei funerali.
I moroloja “canti del pianto” affondano le radici nella Grecia antica.
Sono dei canti funebri improvvisati su un canovaccio tradizionale, le strofe in griko sono alternate a strofe in dialetto locale. Venivano creati al momento dell’esecuzione e adattati alle circostante, all’aspettativa dell’uditorio, al sesso e al rapporto di parentela della persona più dolente con il morto. Erano cantati e recitati dalle Prefiche donne pagate per piangere e lodare le qualità del defunto.
Un tempo, in occasione di un funerale, si potevano ascoltare i lamenti delle prefiche, che con una cantilena straziante e una mimica violenta e frenetica, mista a pianto, con in mano un fazzoletto bianco che agitavano in una danza ritmica ora arrotolandolo,ora tendendolo, emettendo un urlo, ripetevano antichi motivi, tramandati da generazioni in generazioni, con piccole variazioni per adattarli alla situazione specifica, aventi come tema la mitologia classica, il mondo dell’al di là e la tragicità dell’avvenimento.
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